Domenica scorsa è finita la stagione dell’Amatori: Gara4, dopo due supplementari, ha decretato l’eliminazione dei biancorossi guidati da Giorgio Salvemini. Una sconfitta ovviamente amara, che però ha sancito la definitiva crescita della piazza pescarese: un pubblico numeroso ed entusiasta, una dirigenza che ha affrontato al meglio gli impegni, una squadra che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, uno staff di altissimo livello.

Ciao Giorgio. Partiamo dalla fine: in sala stampa, domenica, alla fine di Gara4, ci hai detto: “si chiude un’annata che ha regalato una grande consapevolezza a Pescara”. Il significato si intuisce ma credo sia il luogo adatto per esprimere del tutto questa affermazione.

Parto da una riflessione: credo che il lavoro svolto quest’anno sia migliore di quello fatto l’anno scorso. Ovviamente, se parliamo di risultati, la passata stagione abbiamo raggiunto traguardi maggiori, essendo arrivati a Gara5 della finale. Ma ci siamo arrivati con una certa incoscienza, con un cammino in cui tutto è andato bene, con una rincorsa certamente programmata dalla società, ma non obbligata. Quest’anno invece, siamo partiti con l’idea di dover arrivare fino in fondo: aspettative nuove, pressione nuova, necessità di superare certe negatività per arrivare a giocarsi i playoff da protagonisti. E lo abbiamo fatto, creandoci la consapevolezza di essere una grande squadra. Ripetersi era difficilissimo e, a mio parere, ci siamo praticamente superati: quando ti superi in questo modo, vuol dire che hai lavorato bene, meglio dell’anno precedente. Non posso guardare soltanto al risultato: un canestro segnato in più o in meno non cambia il mio personale giudizio sull’annata.

Il giudizio deve essere per forza positivo, dopo un playoff giocato in questa maniera.

Ripeto: non posso giudicare una stagione intera per una palla che entra o che esce. Poteva vincere Montegranaro 3-0, così come potevamo vincere noi 3-1: abbiamo azzerato le differenze, abbiamo annientato il gap con la squadra più forte. Questo è merito del lavoro che hanno fatto i giocatori, lo staff e la società. Se siamo stati in grado, ai playoff, di battere 2-0 una squadra forte come Valmontone e giocare alla pari contro chi ha dominato il nostro girone, significa che in questi mesi abbiamo cancellato il gap con le primissime, abbiamo azzerato le differenze con chi aveva giocato le Final Eight di Coppa Italia. Quando tiri per vincere in Gara2 e Gara4 e vinci in Gara3, vuol dire che i valori in campo erano praticamente pari e questa valutazione non può cambiare a seconda di chi, alla fine, passa il turno.

Una crescita costante.

A Montegranaro in Regular Season ci hanno letteralmente rullato; siamo tornati lì per Gara 1 e abbiamo giocato 25 minuti di ottima pallacanestro, per poi cedere nell’ultimo quarto d’ora. Due giorni dopo, sempre in trasferta, abbiamo tirato per vincere. In casa, stesso trend: abbiamo avuto la palla della vittoria nella stagione regolare; nei playoff abbiamo vinto Gara3 e poi siamo arrivati al secondo supplementare nella partita successiva. Abbiamo avuto una grande crescita, abbiamo azzerato certe differenze. E allora non posso che applaudire i miei giocatori e il mio staff e non voglio giudicare l’annata per un ferro che rifiuta un canestro.

Uso le parole del presidente Carlo Di Fabio: “a Rimini l’Amatori era letteralmente deragliata; in due settimane questa squadra è risorta”. Sono perfettamente d’accordo. Mi spieghi qual è stata la chiave di volta tra stagione regolare e playoff?

Abbiamo creduto in noi stessi, sempre, in ogni situazione. La barca ha vacillato, abbiamo avuto tante difficoltà, di ogni genere, soprattutto per gli infortuni, eppure… questo gruppo ha sempre fatto in modo che la nostra barca rimanesse in scia: nessuno ha preferito scendere, tutti hanno remato nello stesso verso. Questa è una squadra di uomini veri e il cuore, il lavoro, la struttura, alla fine hanno dato i frutti. Per questo motivo dico che il lavoro è stato eccellente ed il merito è di tutti: dei giocatori, dello staff e della società. Non cambio opinione per i due canestri che fanno la differenza in una semifinale equilibrata.

Questo discorso credo che abbia un’appendice importante: nei playoff tutti e dieci i tuoi giocatori hanno dato qualcosa di importantissimo, anche fuori ruolo, anche contro dei colossi di questo campionato. Ne cito uno, ma davvero potrei citarli tutti: Ucci gioca sei minuti nella serie, entra nei supplementari e scrive una pagina di sport da vero e proprio romanzo. Dove ha preso questa energia l’Amatori, per avere un rendimento tale da dieci giocatori?

Da una semplice realtà: questi giocatori sono uomini veri. Questo gruppo ha valori umani eccellenti. Prima di scegliere dei grandi giocatori, abbiamo scelto delle grandi persone. Questa è l’anima delle squadre di pallacanestro e questi aspetti, alla fine, si sono visti. Sono le qualità umane che permettono ad una squadra di spingersi oltre i propri limiti, di andare oltre e giocare alla pari con squadre più strutturate. Se hai uomini veri, hai quei valori aggiunti che ti fanno arrivare a livelli di rendimento altissimi. E questo, nei miei anni a Pescara, credo che si sia sempre visto. Poi io mi prendo, ovviamente, anche le mie responsabilità: non dobbiamo arrivare quinti in regular season, non possiamo avere così tanti alti e bassi. Ma abbiamo costruito una squadra di uomini veri e per questo, alla fine, siamo riusciti a giocarcela alla grande.

I playoff straordinari di un gruppo favoloso e gli alti e bassi in campionato. Credo siano questi i due punti focali del discorso e quindi ti chiedo: qual è la base per fare meglio in futuro? Trovare più continuità, aumentare il senso di responsabilità, fare tesoro dei propri errori. Il problema di quest’anno è stato uno: non essere performanti in determinati periodi del campionato. Tutti dobbiamo pretendere di imparare da questa situazione. Questo significa fare esperienza: questa stagione ci insegna che in ogni istante della propria carriera, che sia da giocatore, da allenatore o da dirigente, la pallacanestro deve essere al centro della tua vita, senza lasciare nulla al caso, senza trovare alibi, senza pensare agli infortuni, innalzando al massimo il proprio senso di responsabilità. Teniamoci dentro questa grande esperienza e impariamo da questa. Dico sempre alle mie squadre: “non conta quello che si fa, conta come si fa”, perché nello sport le cose vanno fatte sempre al massimo delle proprie potenzialità. Quando abbiamo lavorato al massimo delle nostre possibilità, i risultati sono stati altissimi: questo deve essere un momento di estrema riflessione per tutti.

Il giudizio finale su tutto il campionato qual è?

Il nostro campionato è fatto da due tronconi. Una stagione regolare così così, un playoff grandioso. Ma se vuoi essere eccellente, devi esserlo da prima. Noi abbiamo preso come modello di riferimento di questo campionato proprio Montegranaro: abbiamo compensato il gap, e, forse, se avessimo iniziato da prima la nostra crescita, avremmo superato quel livello. Io credo che in un processo di crescita ci sia prima una stabilizzazione e poi l’effettivo sviluppo. Noi questa crescita l’abbiamo iniziata troppo tardi e per questo non è arrivata ad un livello ancora superiore: ci siamo stabilizzati troppo tardi, dovevamo progredire prima per arrivare ancora più su. La stabilizzazione deve durare poco, altrimenti diventa superficialità: ci si deve superare giorno dopo giorno, sempre; forse questa fame l’abbiamo avuta davvero soltanto alla fine e, come ambiente, tutti quanti dobbiamo imparare che questa piramide è necessaria. A trecentosessanta gradi, si può ancora fare meglio.  Ma ripeto: non è una critica, sono davvero fiero di quello che hanno fatto i ragazzi, lo staff e tutta l’Amatori.

La quarta componente di questo processo come l’hai vista?

La quarta componente, che è determinante, è il pubblico. E credo che sia da applaudire e ringraziare, quasi uno per uno: gli applausi ai ragazzi a fine Gara4 testimoniano che tutti questi discorsi che abbiamo fatto sono realmente presenti nella mentalità di questa città. Pescara merita di poter ambire a qualcosa di più grande, perché si è realmente accasata nella leadership di questo campionato, e ne sono estremamente convinto. Se lo merita questa società, sana, vera, fatta di uomini veri, con una dirigenza che mette tutto a disposizione.

Coach, un ultimo pensiero.

Dopo una stagione del genere mi sento di fare diversi ringraziamenti. Innanzitutto, penso allo staff: lavorano nell’ombra e invece sono persone vere, di enorme valore, oltre ad essere professionisti validissimi e li ringrazio di cuore. Così come ringrazio la società, in primis il presidente Carlo Di Fabio; tutti, dal vice presidente Luca D’Onofrio fino a ogni singolo membro della dirigenza, hanno fatto un lavoro incredibile, creando la famiglia Amatori, dove si respira un’aria bella, che permette di lavorare al meglio. Voglio ringraziare tutti i miei giocatori: grazie a chi ha finito con noi la stagione ma grazie anche a chi ha sudato dal 18 agosto con noi: Luca Guerra, Leonardo Del Sole, Samuele e tutti gli altri ragazzi che alla fine hanno trovato meno spazio quando abbiamo fatto qualche innesto. Tutte persone splendide. Ogni singolo giocatore, ogni singolo membro dello staff, ogni singolo dirigente mi ha dato qualcosa, ha accresciuto il mio livello, come allenatore e come persona; ha accresciuto il mio sapere, il mio saper fare e il mio saper far fare, sia come uomo che come tecnico. Mi auguro di aver lasciato a ognuno di loro qualcosina: mi basta anche la millesima parte di quello che mi hanno dato e che mi hanno insegnato. Li ringrazio, di cuore. Pronto a ripartire per una grande stagione.

Vincenzo De Fanis – Ufficio Stampa Amatori Basket